Parlano i bambini

“Quando leggo confondo la p con la b e con la d, la a con la e, la o con la u. Mi confondo con tutte quelle gambe che fanno assomigliare la m alla n”

“Io non riesco a leggere molto velocemente, perché non vedo bene le lettere. Leggo meglio in maiuscolo. Se mi volete far studiare i libri me li dovete scrivere in stampato maiuscolo e con i caratteri grandi”

“Io ho un modo  per studiare, la mamma mi registra la sua voce che legge e io l’ascolto fino ad imparare”

“Le lettere mi combinano scherzi. Sono birichine, smemorate perché non si ricordano che suoni suono. Si travestono per non farsi riconoscere. Mi sono nemiche perché mi fanno sbagliare”

“Se io fossi il re della scrittura…Lascerei le ventuno lettere dell’alfabeto perché tutte servono e sono necessarie. Mi piacerebbe eliminare la V e usare solo la F, però non potrei più riconoscere la parola Foglia dalla parola Voglia. Userei, però una magia. Tutte le volte che io scrivo, le lettere si autocorreggono in modo da rappresentare la parola esatta, che corrisponde a quella che avevo pensato io. Le parole scritte dovrebbero conoscere il mio pensiero e andare d‘accordo con lui. Potrebbero lavorare secondo il principio del tele-trasporto. Quando io scrivo delle frasi con le parole con i suoni sbagliati, la P da un posto dovrebbe andare ad un altro posto dove magari ho messo la B”.

Da queste frasi possiamo capire che i bambini hanno la percezione esatta delle proprie difficoltà. È importante che ogni bambino abbia questa  autoconsapevolezza, perché è un elemento per salvaguardare la propria autostima.

È fondamentale quindi che le difficoltà che si incontrano a scuola divengano oggetto di conversazione sia con gli adulti significativi (genitori, insegnanti) sia con i compagni di classe: è un modo per non far sentire inadeguati questi bambini e far loro perdere la fiducia nelle proprie capacità.

Dobbiamo assicurare ai bambini con DSA la possibilità di percepire la propria difficoltà come una propria caratteristica, che fa parte del proprio modo di essere, ed evitare che venga vissuta come una colpa.